Come percepire il proprio valore

Come percepire il proprio valore

di Luciana Moggio

Quando ci accorgiamo che un valore infranto dall’altro ci provoca un giudizio pesante, dovremmo indagare sul significato che tale giudizio ha nella nostra storia personale. Potremmo scoprire che la stessa intolleranza all’errore dell’altro è uno specchio di quella che abbiamo per noi stessi, esigendo la nostra perfezione.

«Non ci sono più i valori di una volta!». Una frase che si sente pronunciare con rassegnazione dagli anziani, quando si trovano di fronte a eventi che stravolgono i codici di comportamento su cui hanno fondato la loro convivenza civile, una morale condivisa e, almeno in apparenza, un’esistenza rassicurante.
Il tormentone generazionale da sempre si ripete, ogni volta che la rottura di un’abitudine consolidata cambia le regole del gioco e, di conseguenza, scombussola le convenzioni sociali. La trasgressione è vista con sospetto e giudicata destabilizzante, come dire: se il nostro era il mondo migliore, ora si andrà sempre peggio e chissà dove andremo a finire … Scatta automaticamente un verdetto senza appello di catastrofe e fallimento. Accade per piccole cose, legate soprattutto allo stile di vita, che però minacciano l’idea stessa di appartenenza, di identità. «Una persona senza valori», «una società senza valori», si dice in presenza di avvenimenti che creano danno e disagio. Ogni persona, ogni società è costruita su fondamenta che variano da una cultura all’altra e che costituiscono le regole di condotta e di convivenza. Ma ci sono anche altri elementi degni di rispetto e attaccamento, che riguardano invece il mondo delle relazioni nelle loro diverse forme.
Impossibile non avere valori, piuttosto è possibile non ricordarsene, non tenerli presenti e non chiedersi ogni tanto quali siano davvero importanti per ognuno di noi. Anche se sono beni che arricchiscono e aiutano l’umanità, riferimenti in cui credere e da perseguire. Sono torce che illuminano il cammino, mappe con cui muoversi nel mondo e poter così affermare la propria facoltà di scelta.
Una persona che non ha ben presenti i propri valori è facilmente manipolabile e più esposta al raggiro. Più disposta a credere al primo che passa, dentro e fuori di sé. Sì, anche dentro, perché i fanfaroni di passaggio sono rappresentati dalle passioni e dalle ossessioni che abitano l’essere umano, e che di volta in volta si presentano avanzando le loro richieste e le loro leggi. E poi naturalmente fuori, quando chiunque sappia essere convincente ha gioco facile su chi, per il bisogno di accettazione e di sicurezza, si espone all’imposizione di idee e ideali altrui. Perciò, senza chiarezza sulla scelta dei propri princìpi, è pericolosamente alto il rischio di plagio.
Ognuno di noi stabilisce una graduatoria per ciò che ritiene importante nella conduzione di una vita armoniosa e giusta. Linee-guida che favoriscano buone relazioni e benessere, che diano una dirittura etica, ma anche estetica, in base a determinate priorità. E per ognuno la classifica è differente.
C’è chi mette al primo posto la lealtà, chi la generosità, chi la puntualità, l’affidabilità, la sincerità, la fedeltà, la libertà e via accentando. Ma anche aspetti più collettivi, come il rispetto per l’ambiente e per tutte le creature che lo abitano, l’altruismo, la famiglia, l’amicizia, la pace, l’uguaglianza, la giustizia, la bellezza. Si potrebbe continuare, e per ognuno c’è qualcosa che vale più di un’altra.
Bene, ora proviamo a chiederci: qual è l’origine di queste scelte? Molto deriva dall’educazione e dalla cultura di provenienza, che sono proprio caratterizzate dalla trasmissione di modelli condivisi per il bene della comunità, tra i quali ognuno stabilisce le proprie preferenze. Altro però potrebbe anche derivare dal proprio mondo sotterraneo, magari da una ferita. Cosa si potrebbe nascondere dietro un mio valore?
Se dico che per me la cosa più importante è la lealtà, probabilmente un tempo ho subìto un imbroglio. Se dico la sincerità, ho sofferto menzogne. Quando si tratta della generosità, forse ho patito la mancanza di attenzione. Oppure, penso al rispetto ed è proprio quello che non ho ricevuto.
In questi casi la scelta pare fortemente condizionata dalla paura che l’infrazione di quell’impegno, da parte degli altri, possa farmi soffrire ancora.
Quasi sempre ci riferiamo all’altro, a ciò che ci aspettiamo dal mondo, puntando l’attenzione sulle sbavature esterne e dando per scontata la nostra impeccabilità, per il solo fatto di detenere il primato di una scelta: io amo questo aspetto importante, per me vale moltissimo, mi rende bella la vita, mi fa sentire in pace e cerco di onorarlo, senza nemmeno pensarci troppo. Sei tu che mi deludi. Mi accorgo solo di quando tu lo infrangi.
E quando si tratta di me? Quando mi accorgo, o qualcuno mi fa notare, di aver tradito in qualche modo un valore cui tengo tantissimo?
Potrei negare appigliandomi a mille giustificazioni, oppure sentirmi colpevole e deprimermi provando vergogna. In entrambi i casi sono davanti al crollo della mia immagine infallibile e coerente: nel primo caso, c’è la fuga nel tentativo di salvarla; nel secondo caso, c’è la caduta nel giudizio e nella condanna.
Allora se qualche volta fallisco, se non riesco sempre a perseguire un ideale, forse non merito di averlo? È sempre molto difficile ammettere di sbagliare, perché chi ci sgridava da piccoli si è insediato nelle ombrose profondità di noi stessi, e continua inesorabilmente a minacciare di castigarci se non facciamo i bravi. E questo succede ogni volta che le cose si mettono di traverso facendo emergere incoerenze, contraddizioni e debolezze.

Continua a leggere tutti i nostri articoli abbonandoti gratuitamente alla Rivista:

Abbonati gratis

Lasciate i vostri commenti