Come risvegliare la mia creatività?

Come risvegliare la mia creatività?

di Viola Cacace

Creare una connessione con la nostra parte vitale più profonda libera l’espressione della nostra originalità, perfino artistica. Il benessere e la serenità possono trovare spazio anche in una società che ci fa vivere stretti nella morsa di ritmi stressanti e consumistici. Creare significa dare voce diretta all’espressione del nostro Sé.

Un fiore caduto
che risale al suo ramo?
Ah, è una farfalla.

Recita un Haikai, un breve e antico poema giapponese in tre o cinque versi, composto con spontaneità e ispirato da episodi della vita quotidiana. La nostra mente, quando percepisce qualcosa di nuovo, non riesce immediatamente a catalogare cosa stia guardando, e può accadere che nei primi istanti non riesca a mettere a fuoco. Questi brevi versi muovono sensazioni, immagini e colori dentro di noi, quali? Si parla di una farfalla, oppure di un petalo? Potrebbe essere sia l’una che l’altro… Ognuno può sperimentare dentro di sé cosa percepisce.
Questi versi ci ricordano la semplicità espressiva dei bambini, e pensare che noi adulti e insegnanti, in questa società, cerchiamo in tutti i modi e con tutte le strategie possibili di insegnare loro a osservare la realtà solo attraverso la logica e la razionalità. I bambini, fino a una certa fase di sviluppo che coincide con i nove/dieci anni, utilizzano entrambi gli emisferi cerebrali e sono quindi ancora in contatto con la parte immaginativa e creativa. Essa può dare vita a nuovi mondi paralleli e trasformare una scatola di cartone… in un castello! Di solito tendiamo a pensare in maniera logica, lineare, e quando siamo davanti a un problema cerchiamo automaticamente la risposta più evidente, senza contemplare soluzioni più originali che potrebbero rivelarsi più utili. La nostra mente cosciente può essere considerata come una mappa, ma il territorio esplorabile è ben più vasto. Attraverso lo stimolo del “pensiero laterale” impariamo a trovare soluzioni totalmente diverse e inaspettate; un metodo per stimolare questa funzione potrebbe essere, ad esempio, il brainstorming: esprimere tutto ciò che ci viene in mente su un argomento, anche le cose che ci sembrano più assurde. Questo contribuirà a sbloccare i soliti meccanismi psichici contribuendo a individuare una soluzione, a volte in modo inaspettato. Sembra proprio che questo tipo di pensiero, per funzionare bene, abbia bisogno dell’aiuto della creatività e del prezioso inconscio. Come possiamo allenare e sviluppare tale pensiero? Creando nuove connessioni cerebrali, cambiando alcuni comportamenti abituali, modificando le domande riguardo a un problema, ricordando che la nostra mente funziona a “risparmio energetico” per cui tendiamo continuamente a ripetere reazioni e comportamenti. Un modo divertente per allenarci è risolvere indovinelli specifici come questo: «Immagina di trovarti in una stanza con due sole porte. Attraversando la prima sarai polverizzato all’istante da una gigantesca lente in grado di concentrare i raggi solari. Aprendo l’altra, invece, sarai investito dalle fiamme di un possente drago. Quale delle due porte scegli?».
Naturalmente, per risolvere il problema della prima porta dovrai semplicemente aspettare che cali il sole.
Scoprire come funzioniamo è indispensabile per capire come affrontiamo le situazioni della nostra vita. Ma come operano i due emisferi del nostro cervello? La parte più esterna, o neocorteccia, è in effetti divisa in due emisferi diversi: quello sinistro svolge la funzione logica, della razionalità, del pensiero di causa ed effetto, e viene anche definito “cervello maschile”; l’emisfero destro è quello della funzione intuitiva, creativa e artistica, chiamato anche “cervello femminile”. I due emisferi, per fare un buon lavoro, devono poter collaborare insieme ed entrare in armonia. I blocchi energetici ed emotivi, gli stili di vita centrati sulla mente, la ripetitività della vita, gli impegni, possono indurci a perdere il contatto con la nostra parte creativa. Pian piano questa va incontro a un letargo lento e silenzioso. Alcune persone si convincono allora di non avere nulla di creativo o artistico in loro, e sentono un senso di profonda insoddisfazione senza rilevare una causa apparente. La grande scoperta che possiamo fare è accorgerci che in ognuno di noi c’è un “Essere creativo” che desidera esprimersi, scrivere, danzare, disegnare, dipingere, cantare, giocare, in modo speciale poiché diverso. Ognuno di noi può imparare a costruirsi uno strumento di ascolto interno: il termometro della felicità. Quando la temperatura di questo speciale termometro personale si alza, siamo vicini al nostro essere creativo, lo stiamo facendo vivere e respirare. Per fare questo però, necessariamente ci dobbiamo osservare e ascoltare.
È importante sapere come si esprime “l’Essere creativo” in noi, quali siano i suoi canali e i suoi bisogni. Il suo modo di comunicare può variare, usando la poesia, la pittura, la danza o la soluzione creativa a un problema, ma ciò che Egli esprime attraverso strumenti diversi è sempre se stesso, i suoi valori ed emozioni. Possiamo dire che esprime il Divino in lui. Vivere senza considerare il nostro essere creativo per lungo tempo può generare dei blocchi importanti nella nostra evoluzione personale. Il nostro organismo tende per sua natura all’autorealizzazione, ma talvolta le esperienze negative, la nostra storia familiare, un emisfero cerebrale sinistro ipertrofico, contribuiscono ad allontanarci dalla nostra vera natura.
Una nostra cara amica, di nome Giulia, una donna molto bella, sensibile e con molte qualità, concentra tutta la sua energia e tempo libero nelle relazioni amorose, passando da una relazione all’altra, quasi in modo ossessivo, per provare emozioni nuove e stimoli che le consentano di sentirsi viva. Giulia è convinta che il suo essere creativo coincida con la ricerca di un nuovo partner ma, osservandola con attenzione dopo i primi momenti con il partner di turno, torna a non sentirsi felice, la tensione cresce e quando sta da sola non sa come passare il tempo, finendo con il controllare ossessivamente il cellulare in attesa di un messaggio su Whatsapp. Giulia non è tanto diversa da noi, perché molto spesso, ognuno a suo modo, mettiamo la nostra felicità e creatività nelle mani degli altri, oppure in qualcosa di profondamente tossico.
Marco è un uomo gentile e premuroso e trascorre tutto il giorno in ufficio presso un’azienda che produce prodotti per la pulizia; gli piace molto il suo lavoro, ma quando torna a casa è così stanco da non avere energie per se stesso. Il suo tempo libero è dedicato a riordinare la sua abitazione e a soddisfare i bisogni della famiglia. Marco non si diverte più da molto tempo, si è perfino dimenticato di quali siano i suoi modi per divertirsi e ignora che in lui vi sia un essere creativo che ha bisogno di esprimersi. Ciò che però avverte in se stesso è uno strisciante senso di insoddisfazione, che lo coglie al mattino prima di alzarsi dal letto.
È certamente possibile che vi siano dei periodi di vita in cui non possiamo fare molto per noi stessi, e dobbiamo per forza di cose mettere in pausa l’espressione creativa, però possiamo farlo in modo consapevole e, nel frattempo, preparare un piano per migliorare la situazione. Possiamo prefissarci l’obiettivo di trovare delle finestre di tempo che ci permettano di godere della nostra creatività. Tutti i grandi uomini e donne del passato hanno saputo attingere alla dimensione del loro essere creativo, sperimentando e creando cose nuove: opere d’arte, invenzioni, libri, scoperte. Non sempre è stato facile, basta leggere alcune biografie per scoprire che spesso il risultato è stato frutto di una lotta. Soprattutto quando si genera qualcosa di nuovo, la società difficilmente lo accetta, proteggendo ostinatamente i vecchi schemi; in molti casi, il valore delle scoperte e delle invenzioni è stato riconosciuto solo dopo molti anni dalla morte dell’autore. Darsi la possibilità di creare non è quindi così semplice, ma è qualcosa sulla quale possiamo lavorare; c’è un punto sul quale bisogna concentrarsi: immaginare e poi passare dal pensare al fare.

Osservando con attenzione la nostra vita, possiamo notare che molte volte non abbiamo messo in pratica una certa idea: non ci siamo concessi il tempo, metaforicamente parlando, per prendere tavolozza, tela e pennelli e creare quel dipinto che avevamo “visto” dentro di noi. Molte volte ci siamo detti, in un monologo silenzioso: «Poi lo farò, quando avrò tempo…». E il foglio della nostra interiorità è rimasto bianco.
Viviamo pensando al futuro, risucchiati dagli impegni quotidiani, ma per riuscire a vivere adesso, ci vuole il coraggio di andare a cercare nel profondo il nostro essere creativo, immergendoci talvolta nell’oscurità (lo sappiamo, all’inizio non è piacevole!). Il nostro compito è recuperarlo con amore e riportarlo in vita facendogli un “massaggio cardiaco”. Questa parte profonda di noi è la chiave per iniziare a innamorarci di ciò che facciamo, distogliendo l’attenzione dall’accumulo inutile di oggetti, situazioni e persone che ci allontanano da noi stessi.
Per rinascere creatori bisogna ritornare alla freschezza dello sguardo di quando eravamo bambini, quando scoprivamo le cose per la prima volta e nulla era scontato. Questo modo di approcciare la realtà con “occhi nuovi”, man mano ci predisporrà alla creatività. Inoltre, le persone creative non si limitano a essere aperte a nuove esperienze, ma sono anche disposte a correre dei rischi. Questa caratteristica è comune, ad esempio, a molti imprenditori di successo, i quali, per ottimizzare l’azienda e migliorarla, devono assumersi la responsabilità di correre dei rischi e pertanto concedersi la possibilità di commettere errori. È proprio questo fattore che nelle persone creative è determinante per la riuscita dei loro progetti: alcune ricerche indicano che le persone altamente creative compiono più errori di chi si rivela meno dotato di immaginazione. Questo non perché siano più abili, ma perché si permettono più tentativi senza il timore di poter fallire. Vagliano più idee, trovando più possibilità che scaturiscono in progetti…

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