gioia-e-dolore

Gioia e dolore, il gioco degli opposti

di Giovanna Cosulich

È possibile conciliare due emozioni che appaiono contrapposte? Si può accettare che in noi e negli altri esistano sia luci che ombre? Idealizzare oppure condannare sono due atteggiamenti che escludono una visione adulta e reale della propria esistenza.

Il battito del cuore, il nostro respiro… Dal momento in cui veniamo alla luce ci accompagnano e ci ricordano che la nostra vita è scandita da un ritmo.
Mentre un lato del cuore si svuota, l’altro si riempie. Quando un respiro se ne va, un altro inizia. Esistono dentro di noi, in tutte le nostre funzioni organiche: alto, basso, dentro e fuori, come un’onda che continuamente si muove, un’energia che viene e va, riempie e svuota.
Esiste in natura, in tutte le manifestazioni fisiche, questo movimento che ciclicamente si ripete e dà luogo a tutte le forme di vita vegetale e animale.
Esiste la scansione del tempo, lo scorrere delle giornate e delle stagioni, ci sono i cicli lunari, tutto sembra regolato secondo una legge che ha una forma circolare: qualcosa inizia, si compie e finisce. Viviamo immersi in questa ruota universale e ci coglie lo stupore ogni volta che un ciclo ricomincia. Siamo immersi nel mistero, in quella forza che dà origine alla vita ed è normale che, come i bambini, ci poniamo delle domande.
Se a livello fisico la scienza ha per millenni cercato risposte a questo immenso motore esistenziale, a livelli più sottili quando parliamo – ad esempio – di emozioni, questo discorso diventa ancora più complesso.
Chi regola il ritmo della nostra gioia e del nostro dolore?
Perché un giorno siamo felici e il giorno dopo tediati da un senso di tristezza?
Dipende solo da fattori esterni il nostro stato emotivo?
Che rapporto c’è tra la gioia e il dolore nel nostro mondo interno?
Navighiamo spesso in questo tipo di mare, dove le condizioni del tempo mutano in modo improvviso e da un mare tranquillo ci ritroviamo in un mare in piena tempesta.
Siamo attrezzati sufficientemente per correre ai ripari?
Viviamo situazioni di gioia o periodi della vita in cui le basi concrete della nostra esistenza sembrano essere in buon equilibrio e ci illudiamo che questa possa essere una condizione finalmente stabile, un traguardo raggiunto che nessuno e nulla potrà scalzare. Poi arriva il fatidico imprevisto… Una malattia, una separazione, un lutto, la perdita del lavoro, un problema sentimentale e la situazione cambia. Le condizioni esterne ci condizionano a tale punto che quello che sentivamo solido, e in un certo senso definitivo, diventa un terreno minato e l’impalcatura comincia a barcollare.
Entriamo in contatto con il dolore. Ecco il ciclo che avanza, il flusso di energia che scorre, portando con sé gli avvenimenti della vita, le relazioni e con essi il nostro mondo interiore. Il dolore ci scuote e ci trascina in una situazione ben diversa dal nostro precedente stato di quiete. La dimensione del dolore prende spazio nel nostro mondo interno a tal punto che quasi dimentichiamo che possa esistere una via d’uscita. Si fa strada in noi la sensazione di una morte certa.
È proprio vero, quando l’oscillazione è profonda e il dolore diventa un’ombra scura, non riusciamo a ricordare che, oltre il dolore, già si sta preparando un nuovo ciclo di trasformazione. “Nel cuore delle difficoltà riposano le opportunità”: questa celebre frase di Einstein ci ha sempre convinto ma, nella pratica, riusciamo a tradurre la sofferenza in evoluzione?
Riusciamo a sentire dentro di noi l’impermanenza e l’inevitabile procedere del ciclo naturale di vita-morte-vita? Dobbiamo morire, passare attraverso il dolore per poter rinascere purificati a uno stadio di comprensione più elevato. Il binomio gioia e dolore diventa così il viatico per una trasformazione spirituale che avviene, seppure nello sforzo, in modo naturale e in perfetto allineamento con le leggi del cosmo.
Riuscire a stare nel dolore e nella sensazione di morte senza scappare, riuscire a stare nel disagio di questo passaggio stretto che, come nel parto naturale, è preludio di una rinascita, sopportare con pazienza i tempi di maturazione che l’inverno del dolore richiede prima dello schiudersi della prima gemma: ecco, questo è comprendere la natura ciclica delle nostre emozioni. Questo ha a che fare profondamente con il più importante dei cicli naturali che è il passaggio vita-morte-vita.
Anche K. Gibran, nel celebre libro Il Profeta, ci apre dolcemente a questa fondamentale verità: il dolore si accompagna alla gioia in ogni istante della nostra vita, regolando il nostro battito emotivo. La sensazione di dolore profondo che ci invade, non ci consente di intravedere l’abbondanza che si nasconde dietro questa esperienza. Ma la legge naturale del ritmo della vita, cui dovremmo sempre affidarci, non si smentisce mai. Dietro a un’esperienza di dolore c’è sempre un’esperienza di trasformazione che ci riconduce alla gioia. Pensiamo solo alla vicinanza che possiamo trovare nei momenti di dolore da parte di persone a noi vicine, o incontri e momenti inaspettati di amicizia con persone che, proprio in virtù di questa nostra difficoltà, si riavvicinano a noi in modo sincero e profondo.
Il dolore non basta a se stesso, richiama inevitabilmente altre emozioni e altre risorse che ognuno di noi, scavando nelle profondità della propria anima, ritrova o scopre in modo sorprendente.
C’è chi dice: la gioia è leggera e il dolore è profondo. È la nostra percezione che ci confonde. La gioia, essendo piacevole, rischia di essere scontata, mentre il dolore, che ci fa soffrire, acquista un peso opprimente e viene percepito in modo più pesante. In realtà, i pesi delle due emozioni sono oggettivamente gli stessi, perché gli opposti in natura sono sempre equivalenti.
Siamo noi a stabilire al nostro interno quanto spazio ogni volta concedere alle emozioni, e per quanto tempo far durare queste oscillazioni.
La gioia è importante e sarebbe benefico ricercarla, magari ogni mattina al nostro risveglio, ringraziando per il solo fatto di essere vivi e in relativa salute, di aver un tetto sopra la testa e cibo sufficiente per nutrirci. Tutto ciò non può essere scontato, ma ricordarselo tutti i giorni quando iniziamo la giornata, potrebbe arricchire di sapore la nostra quotidianità e farci entrare in uno stato di maggiore consapevolezza…

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