Cambiamento climatico

Il cambiamento climatico

Rubrica di Marvin Plein

Il pericolo che incombe nel cambiamento climatico si rende più chiaro paragonandolo alla pandemia che ci troviamo a vivere a causa del coronavirus. In entrambi i casi, si tratta di una minaccia su scala globale: questo coronavirus ha già ribaltato le nostre vite e mietuto milioni di vite umane, ma appare addirittura innocuo se confrontato con il cambiamento climatico.
Per fare un esempio, la banca mondiale ha previsto che entro l’anno 2050 l’allagamento degli stati insulari e l’infertilità del suolo costringeranno 150 milioni di abitanti, parlando solo di Africa e Asia, allo stato di profughi. A questo, si aggiungeranno i milioni di morti causati dalle catastrofi naturali e dalla mancanza di alimenti per gran parte della popolazione mondiale, a causa del collasso degli ecosistemi marittimi, come conseguenza del riscaldamento degli oceani.
Però, mentre adottiamo misure scarse e deboli per combattere il cambiamento climatico, per far fronte al coronavirus abbiamo smantellato e messo in discussione gran parte dei nostri diritti fondamentali, abbiamo cancellato la nostra vita sociale e paralizzato gran parte della nostra economia, causando enormi danni, di diverso tipo. L’intensità con la quale stiamo combattendo questa pandemia ci mostra due aspetti: primo, il fatto che l’affermazione, da parte di politici ed economisti, che si stia già facendo tutto il possibile per combattere il cambiamento climatico, è una grande bugia. Secondo, il fatto che di fronte a una minaccia concreta e osservabile (il coronavirus), siamo in grado di collaborare a livello globale e siamo individualmente disposti ad applicare e a far fronte a drastiche restrizioni nella nostra vita.
Concreta e osservabile sono le parole chiave. La possibilità di infettarsi con un virus e forse morirne, oppure il perdere persone amate, è uno scenario inquietante e direttamente raffigurabile. Altrettanto semplici e chiari sono i provvedimenti ai quali dobbiamo attenerci per minimizzare questi rischi: limitare i contatti, lavare le mani, portare la mascherina. Con il cambiamento climatico, invece, la percezione è diversa, e potremmo domandarci: davvero dei gas invisibili, prodotti dall’essere umano ed emessi nell’atmosfera, stanno causano un effetto serra che modifica il clima? E per evitarli dovremmo ridurre drasticamente i viaggi aerei, il consumo di carne e, dove possibile, tassare pesantemente i prodotti e le attività nocive per il clima? E tutto questo per evitare conseguenze che, chissà, avverranno tra decenni? Le conseguenze delle nostre azioni sul clima e gli enormi danni che ne derivano sembrano impercettibili alla nostra vista, e questo rende difficile rendersi conto della gravità della situazione.
La difficoltà che incontriamo nello stimare la pericolosità del cambiamento climatico dipende anche dal suo essere un complesso sistema globale e dalla conseguente incomprensione, da parte nostra, delle sue interdipendenze e connessioni. Spesso, i danni ecologici causati dall’uomo non si osservano in modo consequenziale e diretto: un’azione commessa in un dato luogo del pianeta può avere enormi ripercussioni in luoghi molto lontani. Inoltre, i cambiamenti ambientali dovuti al clima e alla temperatura non seguono un andamento temporale lineare, per questo non è possibile stimare l’arrivo al punto di non ritorno: esistono meccanismi di equilibrio che resistono a lungo, per poi ribaltarsi in modo repentino, ed esiste il fenomeno del “feedback positivo”, ovvero alcuni “effetti” che si rafforzano l’uno con l’altro. Un esempio è costituito dalla calotta di ghiaccio della Groenlandia, composta da 1,8 milioni di chilometri quadrati di ghiaccio e neve. Questa, come un gigantesco specchio, riflette gran parte dei raggi solari che la colpiscono, rimandandoli indietro nell’universo. Aumentando la temperatura, sta diminuendo fortemente la superficie della calotta e, di conseguenza, anche la quantità di energia solare che viene rinviata fuori dall’atmosfera, provocando un ulteriore aumento della temperatura terrestre. Un altro meccanismo complesso da predire sono i punti di picco, ovvero i valori limite il cui superamento conduce a improvvisi e intensi cambiamenti. Un esempio è dato dal suolo “permafrost” (sempre ghiacciato) della Tundra che trattiene in sé quantità incalcolabili di CO2, queste verrebbero improvvisamente rilasciate nell’atmosfera se la temperatura del suolo superasse i 0 gradi.
È estremamente importante che tutti iniziamo a trattare il cambiamento climatico per quello che è: la più grande minaccia per la specie umana nel ventunesimo secolo. E c’è speranza: la maggioranza degli scienziati concorda sul fatto che se si adottassero provvedimenti pronti ed efficienti sarebbe possibile attenuare l’innalzamento delle temperature, fino a permettere alla comunità umana di poterne gestire le conseguenze.
È necessaria una ristrutturazione profonda della nostra società, ed esige disciplina e impegno. Ma dopo il martirio vissuto a causa del coronavirus, questi provvedimenti dovrebbero sembrarci una… “passeggiata”! Soprattutto considerando che la limitazione della vita sociale non sarebbe uno di essi.

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