Il lavoro con i sogni

Il lavoro con i sogni

di Paola De Vera D'Aragona

Il mondo onirico ci sorprende, si svela a noi senza una continuità temporale. Rompe perfino la costanza di “quell’io” che al mattino ricostruisce nella memoria la sua d’identità. Frammenti, immagini, personaggi enigmatici ci chiedono di abbandonare ogni schema razionale per essere compresi nel loro simbolico messaggio.

“Il sogno è l’infinita ombra del Vero”
(Pascoli, Poemi Conviviali)

ciao caro lettore,
ti piacerebbe seguirmi in questa avventura che ha avuto origine da un sogno che poi si è sviluppato, e che è uno spaccato della storia di un’anima che si cerca?
Prova ad avere pazienza perché la memoria spirituale (almeno la mia) gira come in un labirinto, percorre e ripercorre vie tortuose nel tentativo di arrivare a smuovermi da vecchi schemi che ancora mi imprigionano.
Ambientazione: un seminario spirituale esperienziale.
È notte fonda. La nostra guida dandoci la buonanotte, ci chiede di fare particolare attenzione ai sogni in modo da raccontarli al gruppo il mattino seguente.
È mattina. In cerchio alcuni di noi raccontano sogni dettagliati, ma anche brandelli onirici, visioni…
Ricordo soltanto che sto salendo un ripido pendio…
Sento nelle gambe una grande fatica…
C’è un’aria pesante e cupa, di morte.
Guardo in su, ma una nebbia spessa mi oscura la vista… sento un battito d’ali… poi non ricordo altro.
Solo una grande pesantezza, un intorpidimento.

Il sogno come tramite della rivelazione divina
Nel mio spezzone di sogno vi sono tutti gli elementi che farebbero felice uno psicoanalista: fatica, annebbiamento, ostacoli nevrotici frapposti tra me e la meta apparentemente esplicita, del raggiungimento della vetta. Secondo la psicoanalisi infatti, i contenuti inconsci rimossi dai meccanismi censori della coscienza, affiorano simbolicamente nei sogni e nelle fantasie.
Ma questa non è la riflessione che vorrei fare oggi con te. Proviamo ad entrare invece nella dimensione spirituale. Per aiutarci in questo lavoro, attingeremo a ciò che appartiene profondamente al nostro DNA culturale, corporeo, psico-emotivo e spirituale.
Il Vecchio Testamento così come anche i poemi di Omero e di Virgilio sembrano spruzzati da questa “polvere dorata”, come Caillois chiama i sogni, o “visioni oniriche” per Jung.
Divago un attimo: qualche ricordo dai tempi del catechismo mi riporta l’eco dei sogni di Giuseppe, delle visioni di Ezechiele e Zaccaria, di quelle misteriose e complesse di Daniele – il mio Don era molto colto, le chiamava visioni surrealiste dimenticandosi che noi, a dieci anni, non sapessimo assolutamente cosa volesse dire -.
Ma torniamo a noi: le tradizioni spirituali ci ricordano come il contatto onirico sia sempre stato ritenuto un tramite decisivo per la rivelazione divina. Rammentare ciò, anche se solo brevemente, ci serve per recuperare un po’ di storia inerente questa materia, e per aiutarci ad entrare più agevolmente nella spesso misteriosa angolatura spirituale dell’intera questione. Del resto, l’espressione greca kat’onar dimostra come quella straordinaria cultura avesse già colto importanti nessi tra elementi del sogno e scorci del nostro mistero interiore assolutamente estranei alla mente razionale.
Visioni e sogni dell’Antico Testamento ci insegnano e ci riportano ad un diverso ordine di conoscenza e di trasformazione rispetto alla psicoanalisi. Nuovi orizzonti si aprono.
Un detto egizio riporta che ”i sogni guidano chi è cieco nella vita”, pur non mancando, anche nel mondo antico, gli scettici.
La tradizione orientale è stregata dai sogni e ha creato dei sistemi interpretativi molto acuti e complessi a livello spirituale.
Se sogni e visioni affondano per la psicoanalisi nel profondo dell’inconscio personale e collettivo, il livello iniziatico prova ad andare oltre, fino a lambire quello che non riesco a descrivere meglio con altre parole, se non come il buio luminoso del mistero del sacro e del divino.
Per te, per me, per noi che siamo alla ricerca della conoscenza di sé intesa anche e soprattutto come conoscenza in senso spirituale, accade che, talvolta, solo molto tempo dopo, riusciamo a trovare, nel sogno, la chiave nascosta che apre l’accesso al divino che ci abita. Ciò accade generalmente con l’aiuto di chi quel percorso lo ha già fatto (la guida), del gruppo, o di determinate tecniche cui accenneremo dopo.
Il battito d’ali…
… ricordo quel battito d’ali…
Mi prende ancor oggi una grande emozione. Ripartirei da qui.
Spesso nella letteratura sacra del mondo antico, sono presenti gli angeli, messaggeri che portano novità rilevanti per lo sviluppo interiore del soggetto, come se l’angelo rappresentasse in qualche modo un canale di conoscenza altro nei confronti di quel mondo misterioso che ci abita. Gli angeli hanno permesso all’uomo, molto prima che fosse formulata la teoria psicoanalitica ed esistessero gli analisti, di avere una modalità per penetrare la psiche e il mondo nascosto delle forze che si muovono nel profondo di ognuno di noi: per non parlare del loro contenuto profetico e più prettamente spirituale. La visione della mistica scala di Giacobbe insegna.
La parziale scomparsa degli angeli, nel mondo d’oggi, o la loro ricomparsa spesso fantasiosa nel mondo della new age, manifesta forse un rifiuto o l’incapacità del nostro sguardo normale di vedere il legame che unisce mondo dell’anima e mondo sensibile, mondo interiore ed esteriore. Eppure, paradossalmente, la sopravvivenza anche in forme distorte del culto degli angeli, indica una sorta di nostalgia dell’invisibile che comunque ci coinvolge.
E il battito d’ali, nel mio sogno, c’era eccome!
Il mondo onirico è ricco di sfaccettature
Dicevamo di come, abituati dalla cultura psicoanalitica, riduciamo spesso la portata reale dei sogni; mentre vorrei che la nostra visione si ampliasse e che percorressimo insieme quei sentieri celati, resi manifesti dal racconto di quanto mi accadde quel giorno. Mi piacerebbe che tu partecipassi a un avvicinamento al divino che fu per me sorprendente, perché mi fece udire il suono e il profumo di quell’anima superiore che tanto stenta a far sentire la sua presenza nel rumore e nell’odore del mondo.
Mi scuso con te, ma ricordo solo adesso, nello scrivere, che il mio brandello di sogno, pur così breve, fu segnato da due risvegli e da un riaddormentamento.
Perché, mi chiesi allora: visione onirica e risveglio volevano forse scandire un tempo dell’anima e un tempo della coscienza?
Pensa che ti ripensa… già, perché tu avrai capito che sono una persona che sempre ha voluto spiegare ogni cosa, riuscendoci raramente. La mente non è la chiave d’accesso: lo dico, lo scrivo, ma ad essere sinceri sono la prima che ancora la uso.
Ancor oggi sento la presenza, raccontandoti quanto mi è accaduto, di qualcosa di ignoto che allora non riuscivo a spiegarmi, ma che mi emoziona profondamente in questo istante in cui sto scrivendo. Addirittura, mentre descrivo i contenuti di allora, mi sta accadendo, dentro, qualcosa di nuovo… Ma accontentiamoci di quanto riuscirò a scrivere più sotto.
Alcune domande
Perché dunque la nostra guida ci chiese di fare attenzione a sogni o visioni?
Quella sera, coricandomi, mi venne in mente che forse volesse imprimere una qualche accelerazione a chi avesse situazioni interiori stagnanti.
Scusami se ogni tanto salto di qua e di là… ma negli anni che separarono il sogno dal suo sviluppo, che vedremo tra poco, erano domande che ogni tanto mi venivano.
I cercatori, alla cui schiera tutti noi insieme con te speriamo di appartenere, non pretendono di dare risposte e ben si guardano dall’universalizzare le loro intuizioni.
La domanda di fondo persisteva: sta usando una tecnica?
Esistono metodi più indicati per raggiungere certi risultati spirituali?
Ebbi la risposta qualche anno più tardi…

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