Articolo Spiritualità felicità

Il segreto della felicità

di Giovanni Maria quinti

Per alcuni, la felicità è una questione infantile, una dimensione ingenua e idealizzante. Altri l’hanno cercata ma non l’hanno trovata, finendo con rinunciare a crederci. Il problema è innanzi tutto che non sappiamo cosa sia: crediamo di saperlo, invece no.

Per alcuni è un discorso ormai passato. Per altri, un’illusione da bambini. Per altri ancora, un desiderio realizzabile. Eppure, per quanto concerne la felicità, siamo tutti cercatori. Anche se non la cerchiamo tutti nello stesso modo. La felicità ha il volto del “tirare avanti con salute”, per coloro che credono che non ci sia di più. Mentre per altri ha la maschera del successo, del raggiungimento dei propri obiettivi. Per altri ancora invece, è un semplice accontentarsi, cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno.
Non possiamo negare che dire «sono felice» venga spesso guardato con sospetto. Com’è possibile esserlo con tutto ciò che accade nel mondo?
«Buongiorno Veronica, come stai oggi?».
«Be’, mio figlio sta male e dovrà affrontare un’operazione rischiosa; mio marito è senza lavoro; mi è arrivata una multa di 200 euro proprio ieri; lavoro 12 ore al giorno… Credo che questo ti faccia capire come sto. E tu, invece, come stai?».
In casi come questo, le parole «sono felice» rimangono imbrigliate fra le labbra e non trovano la forza per uscire. Suonerebbero come un atto di egoismo, di mancanza di empatia.
Sono migliaia, forse milioni, le ragioni per non sentirsi felici. E possono essere ragioni fra le più disparate. Ragioni esterne: il mondo va a rotoli. Ragioni interne: la mia vita va a rotoli.
Per questo, per alcuni, essere felici è una questione infantile. Un tabù, una malattia idiota che viene curata con l’esperienza. Perché la felicità ha molto a che fare con i propri sogni, e sognare è cosa da bambini ingenui.
Eppure, qualcuno si permette l’oltraggio di affermare di essere felice. Come Matthieu Ricard, un uomo di quasi settant’anni con un passato da genetista molecolare, che ha lasciato tutto per convertirsi al buddismo. Gli specialisti in neuroscienze affettive dell’Università del Wisconsin, impegnati nell’individuare i fattori neurali determinanti la felicità, dopo aver studiato il cervello di numerosi individui, hanno affermato che quello di Ricard ha manifestato le maggiori quote di benessere emotivo. Per questo è stato da loro definito «l’uomo più felice del mondo».
Essendo uno specialista della felicità, immaginiamoci di andare a trovarlo nel monastero Shechen Tenny Dargyeling (Nepal), dove vive. Forse ci accoglierebbe con un sorriso e ci ripeterebbe un suo motto diventato ormai famoso: «Se cerchiamo la felicità dove non c’è, ci convinceremo che non esiste».
Imparare a dirsi «sto cercando nel posto sbagliato» non è cosa facile. È un po’ come rendersi conto di aver fatto un errore; e ogni luogo sbagliato nel quale abbiamo cercato, diventa un motivo nuovo per smettere di cercare…

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