Rubrica Serra psicologia

Il senso della propria vita

Rubrica di Lluis Serra Llansana

L’insoddisfazione, nella quale vivono molte persone, rappresenta il motivo principale per cui si ricorre a psicologi o terapeuti. Il loro obiettivo è conoscere le cause della sofferenza e cercare di porvi rimedio. In altri tempi, si ricorreva a sacerdoti e consiglieri per cercare la pace interiore o per risolvere i problemi pressanti della vita quotidiana. Oggi, chiunque prometta soluzioni o di aprire una facile via all’armonia, può fare adepti. Non si scarta nulla, dalla magia degli sciamani, fino al “canto delle sirene”. Il mercato è talmente ampio e variegato che è difficile distinguere le offerte serie dalle promesse ingannevoli. C’è molto denaro in gioco. Si tenta di conservare il cliente e lo si trattiene mediante una dipendenza malsana.
Sono un fautore del trattamento multidisciplinare, il quale implica la consapevolezza dei limiti propri di ciascun intervento. Affrontare la propria storia, con le sue luci e le sue ombre, per curare le proprie ferite esistenziali, è un primo passo indispensabile. Comprendere le caratteristiche dei propri legami familiari, un lavoro che comporta grande difficoltà per molte persone, è un impegno inevitabile perché incide nelle relazioni sociali, nella scelta del partner e, perfino, nella nostra rappresentazione di Dio. La costruzione del proprio sé, della nostra immagine e autostima, non si compie in modo automatico. Richiede spesso un aiuto esterno. Superare alcuni traumi che segnano la nostra vita, ci permette di sanarci interiormente. Psicologi e terapeuti possono contribuire in maniera decisiva al nostro miglioramento personale, ma ciò non è sufficiente. La terapia ha un limite, un tetto sopra il quale, tuttavia, in uomini e donne aleggiano altre aspirazioni. Ridursi ad essa significa vivere sospesi a metà, e dimenticare ciò che è più importante.
Ognuno di noi, in fondo, cerca quale sia il senso della propria vita, e il problema di questo “senso” è il problema della spiritualità (e della religione). Un lavoro psicologico preventivo (o simultaneo), è quindi necessario ma non sufficiente. La crisi psicologica ci colpisce in vari momenti della vita, a volte in concomitanza con alcune tappe dell’esistenza, la crisi spirituale, invece, aumenta man mano che avanziamo con gli anni. La maturità, l’essere a metà del cammino della vita, il “secondo viaggio”… sono espressioni che si riferiscono all’inizio della crisi spirituale. Trascorre la prima parte della vita: lo studio, il lavoro, il partner, la famiglia, la posizione sociale… una volta raggiunti questi primi obiettivi, intorno ai quarant’anni, ci si confronta con il vuoto spirituale…

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