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Il simbolo in una scuola iniziatica

di Andrea Chidichimo

La relazione con il mondo spirituale prevede l’utilizzo di strumenti specifici, fra questi il simbolo occupa una posizione privilegiata. Questo testo cerca di orientarci nella comprensione di un argomento assai complesso e straordinariamente ampio, sul quale generazioni di filosofi e mistici hanno meditato e scritto.

Cari lettori che avete manifestato, nelle profondità del vostro cuore, l’intenzione di cercare la conoscenza, l’amore e la verità, e che avete trovato, anche solo per brevi istanti, la forza di superarvi proprio laddove quelle verità siano risultate particolarmente indigeste.
Cari lettori che avete avuto la fortunata esperienza di vedere il cielo infinito con i suoi miliardi di stelle esplose in miliardi di scintille negli abissi cosmici e che, di fronte a questa vista, avete percepito la frammentazione di un cosmo meraviglioso nello specchio rotto posto nelle profondità dell’Anima. Di fronte a questa vista avete sentito vacillare la vostra mente alla ricerca di spiegazioni coerenti, ma avete anche sentito la voce dello Spirito Vivente sussurrare amore per ogni singolo riflesso in ogni scheggia del vostro specchio rotto.
Cari lettori che avete l’intenzione di scendere nel profondo del vostro cuore, e che forse saprete attraversare la “follia” proveniente dalla vista del bene e del male che albergano mescolati e confusi tra loro.
Con Voi, proveremo in questo scritto a introdurre il complesso argomento dei simboli, il loro significato e utilizzo nella spiritualità.
Il sentiero non è facile né sicuro, perché l’uso magico-esoterico dei simboli, anche nelle scuole spirituali, non sempre nasce dal sano obiettivo della conoscenza di sé. L’utilizzo psico-magico o psico-spirituale dei simboli, per la potenza che attiva nell’inconscio, è una responsabilità del tutto personale per cui occorrono una buona preparazione e una guida sicura per procedere protetti, un passo alla volta. I simboli che l’uomo iniziato alla ricerca del Vero utilizza in modo cosciente, sono un ponte tra la sua natura umana e la sua natura divina, per entrare in relazione con l’Infinito. I simboli possono infatti stabilire una relazione tra le parti più meccaniche che ci governano e i nostri centri superiori dai quali giungono quelle informazioni “sovra-umane” che hanno il potere di farci conoscere, abbracciare e integrare alcune delle nostre ferite profonde, frutto delle storie personali. Tali ferite si sono installate nei processi mentali, nelle emozioni e nel corpo: in generale, nel nostro bios di schemi comportamentali.
L’utilizzo strumentale di simboli specifici, in una scuola iniziatica, ha quindi un valore enorme per la crescita spirituale. Proviamo a capirne insieme le ragioni, anche se le parole o la logica non sono in questo caso gli strumenti più adatti: l’esperienza di natura superiore, che consegue l’attivazione di un simbolo spirituale, ha infatti un suo speciale linguaggio, dato dall’intuizione del nostro sentire profondo.
Un iniziato ai segreti della conoscenza di Sé impara nel tempo a individuare e costruire un simbolo in modo attivo, cosciente e consapevole, entrando così in relazione col suo mondo inconscio, e accedendo di conseguenza a comunicazioni di natura superiore.
Prima di affrontare il come sia possibile prepararci all’utilizzo spirituale di un simbolo, dobbiamo chiederci: «Cos’è un simbolo?». La parola simbolo viene dal verbo greco symballo (συμβάλλω) e successivamente dal latino symbolum che ha il significato di “porre insieme” due parti che formano un tutt’uno. Quindi la parola simbolo, nel suo significato originario, ci riporta a un’azione molto precisa: quella di tornare a unire parti divise di una stessa realtà. È importante dire che il simbolo non si identifica con alcuna delle parti in questione. In senso generale esso è una funzione; in senso spirituale invece è uno stato di coscienza che si pone l’obiettivo di mettere in relazione delle parti spezzate. Cosa è spezzato dentro di me? Cosa si è rotto?
È utile e sano rimettere insieme queste parti, oppure devo accettare che questa rottura sia impossibile da riparare? Ho la capacità di riconoscere che cosa si è rotto nella mia anima? Riesco a vedere gli schemi comportamentali che agiscono inconsciamente nella mia vita e che contribuiscono ad alimentare questa frammentazione? E questi schemi distruttivi sono davvero parte della mia natura, o sono stati innestati in me da altri esseri umani? Per rispondere a queste domande, l’iniziato entra in relazione innanzi tutto con se stesso, in uno stato di coscienza che manifesta l’intenzione di un’azione sana: il desiderio di connettersi al Ricordo dell’unità perduta.
Ma procediamo con un altro spunto. Ecco cosa scrive Nietzsche in modo meraviglioso e tremendo: «L’uomo è una corda tesa tra la bestia e il superuomo – una corda sopra un abisso. Un passaggio pericoloso, un pericoloso cammino, un pericoloso guardarsi indietro, un pericoloso rabbrividire e fermarsi. La grandezza dell’uomo è nell’essere un ponte e non una meta: ciò che si può amare nell’uomo è il suo essere una transizione e un tramonto». Qui Nietzsche fa dell’uomo il vertice dell’esoterismo. In un certo senso egli ridimensiona l’uomo a un processo simbolico, affidandogli l’arduo compito di collegare due realtà: la sua natura meccanica, la sua animalità e la sua natura anagogica sul piano eterno.
Questo processo, secondo Nietzsche, avviene attraverso l’uomo quando questi assume la funzione transitoria nel superuomo. Questa capacità dell’uomo di guardare a se stesso non come punto di arrivo, ma come “transizione” e “tramonto” di sé, avverte il filosofo, è pericolosa. Perché?
Una possibile risposta potrebbe essere che il nostro inconscio, che sempre cospira a nostro favore, ci porterà di fronte a ciò che ha originato un danno, affinché possiamo occuparcene. Però, entrare in contatto con certe verità che ci riguardano profondamente, senza essere sufficientemente preparati, può essere pericoloso, perché possiamo incontrare un dolore che è così forte da prendere il sopravvento su di noi.

Nella vita di tutti i giorni, ogni esperienza che viviamo può acquisire un valore simbolico. Cosa significa?
Un giorno, un nostro caro amico ha avuto un incidente tremendo in autostrada, dopo averla imboccata contromano: uno scontro frontale produsse un impatto terribile, lasciandolo fratturato in più parti del corpo e in stato di coma. Al risveglio, prese coscienza di essere vivo per miracolo, e iniziò il lento e complesso recupero delle proprie funzioni. L’inconscio del nostro amico ha attuato un processo di simbolizzazione relativo a questa esperienza. L’autostrada ha acquisito per lui un valore simbolico.
Ogni volta che ripetiamo un atto che ha acquisito un valore simbolico, in noi si attivano degli schemi precisi: di alcuni siamo consapevoli, di altri, molto profondi, probabilmente non lo saremo mai.
Tutto può acquisire in noi un valore simbolico: le relazioni significative, le esperienze della vita, le immagini, i suoni, i profumi, e così via. Il “processo di simbolizzazione” avviene costantemente e in modo inconscio, ogni volta che le nostre esperienze sono pregne di una componente di natura emozionale.
I simboli costituiscono infatti delle vere e proprie tessere linguistiche, che il nostro mondo inconscio utilizza come strumento peculiare per comunicare con la nostra coscienza. Il processo di simbolizzazione attribuisce dei significati agli accadimenti interiori della vita.
Esistono simboli di natura diversa. Ad esempio, quelli onirici provenienti dai sogni hanno spesso un carattere di natura personale, ma possono anche affiorare alla coscienza dei simboli di tipo archetipico, ovvero condivisi da un’ampia collettività che possiede lo stesso tessuto culturale. A questo proposito, può essere particolarmente arricchente lo studio di alcuni testi scritti da James Hillman (Psicologia alchemica o Fuochi Blu, ma ve ne sono molti altri) e delle scienze psicologiche che hanno avuto un’enorme evoluzione (forse anche grazie agli insegnamenti di psicologia sacra).
Se la nostra anima comunica attraverso i simboli, è sicuramente attraverso i simboli che noi possiamo comunicare con la nostra anima. Esistono, quindi, due direzioni di comunicazione: una proviene dal nostro inconscio, anche attraverso i sogni, con la difficoltà di comprendere cosa la nostra anima voglia trasmetterci; nella direzione inversa siamo invece noi, con la nostra parte cosciente, a mandare dei messaggi alla nostra anima, attraverso la scelta di un simbolo. Qui la difficoltà sta nel trovare quale sia il più adatto a stabilire tale comunicazione…

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