Minaccia libertà

La minaccia della libertà

di Luciana Moggio

Spesso la critica verso l’esterno nasconde l’incapacità di dare voce ad aspetti di noi dei quali non ci accorgiamo. Abbandonare la sicurezza di scelte passate, che non ci rendono felici, presuppone una preparazione per evolvere dallo stato dell’infanzia. Un lavoro che ci renda capaci di abbandonare quella placenta nella quale vorremmo rimanere per sempre.

Pare che in certi momenti, quando il cuore protesta chiedendo di respirare e lo si accontenta sedendosi in silenzio con la schiena appoggiata al tronco di un salice, sia possibile trovare un po’ di pace e permettergli di allungare le orecchie.
A quel punto può sentire e vedere qualcosa tra le fronde commosse, mentre stormiscono una generosa danza narrante. Allora il cuore si apre per ricevere grato il suo alimento preferito: una storia. E quella che segue è una delle tante storie che qualcuno è riuscito ad ascoltare ai piedi della pianta medicina.
«Nell’Est delle Terre Ulteriori vive, dall’alba dei tempi, una Signora molto venerata, conosciuta da pochi, ma che molti vorrebbero incontrare. Si dice che ami frequentare spazi aperti e selvaggi, e che la si possa talvolta riconoscere nel bagliore degli occhi di un lupo o nel fruscio delle penne di un’aquila, nella corsa di una nuvola o nei salti di una cascata.
La sua casa è il divenire, il suo cocchio è il cambiamento e la sua predilezione per l’ignoto la rende piuttosto temibile, malgrado il grande apprezzamento che le viene universalmente tributato. La sua bellezza è tanto incantevole quanto inquietante, poiché tentare di avvicinarla prevede sempre un prezzo che non tutti sono disposti a pagare. Il suo nome è spesso usato impropriamente, forse nemmeno è certo, ma dagli umani viene chiamata Libertà.
Alla sua corte tre nobili sorelle, tutte ugualmente importanti, sono dame di compagnia e ambasciatrici che introducono gli ospiti al suo cospetto. Anche i loro nomi sono difficili da pronunciare senza averne ben compreso il significato, ma eccole una alla volta.
La prima è vestita di fuoco e impugna il desiderio come una lancia puntata verso la direzione. Il suo nome è Volontà.
La seconda è vestita di perle, ogni perla un valore diverso e necessario per mantenere la direzione. Il suo nome è Disciplina.
La terza è nuda e proprio per questo difficile da guardare, ma è l’unica che possa rendere possibile la destinazione. Il suo nome è Verità.
Quando gli umani si addentrano nei Territori Ulteriori sanno che andare verso Est richiede molto coraggio e tanta responsabilità. Per questo preferiscono prima rivolgersi a Ovest, dove risiede un’altra Signora molto affascinante e ospitale, altrettanto invocata e maggiormente nota, perché più abbordabile e meno temuta. Ella ama le comodità e gli spazi chiusi. La si può riconoscere nell’aroma del caffè, nelle fusa di un gatto, nella divisa inamidata. Anche lei chiede un prezzo che invece molti accettano di pagare. Soprattutto quando mal consigliata, non sempre va d’accordo con la cugina dell’Est che considera a volte come sua rivale e con la quale, quando ciò accade, entra in conflitto.
Il suo nome è gridato da ogni parte senza tanta soggezione e la bella Signora si chiama Sicurezza.
Pure lei è accudita da tre solerti dame, meno nobili e tutte ben paludate in abiti severi che proteggono dagli sguardi indiscreti e dai rigori del tramonto.
La prima è Paura, nel suo mantello nero e giallo, brancolante mani di imminente pericolo.
La seconda è Convenienza, avvolta in trine di calcolo.
La terza è Pigrizia, vestita di sbadigli e intenta a ricamare ragioni per astenersi.
Il regno dell’Est e quello dell’Ovest sono molto diversi, ma anche molto simili. Entrambi importanti e utili. Un’antica parentela di sangue scorre nelle falde più profonde dei Territori Ulteriori, ignorando i confini e garantendo protezione. Guai alterarne l’equilibrio. Il viaggiatore poco accorto potrebbe cadere nell’inganno delle lusinghiere dame dell’Ovest, oppure trascurare i consigli delle dame dell’Est e, infine, incorrere nell’errore di creare competizione tra le due Signore. Che esse possano invece restare in pace, poiché spesso il prezzo della vita di una è la morte dell’altra. Chiunque intenda visitare e imparare, possa sempre addentrarsi con rispetto e deferenza, ma anche con coraggio e umiltà. Quando esplorerà i due regni potrà comprendere cosa significa essere liberi e sicuri. E che il suo viaggio sia benedetto dalla Conoscenza e dall’Amore.
Ogni storia che si rispetti contiene crisi e risoluzioni, sconfitte e vittorie, incontri e separazioni. Anche questa, ma oggi mi fermo qui. Siamo solo all’inizio, ma potrò proseguire ogni volta che vorrai tornare a trovarmi, perché ogni viaggiatore ha la sua storia».

Così aveva parlato il salice, con parole di foglia.
Ora lasciamo che la sua linfa stimoli riflessioni e ricordi su temi che riguardano tutti noi e il nostro percorso di crescita. E allora proviamo a raccontare un’altra storia, con parole umane.
Ambra ha gli occhi del colore del suo nome, occhi umidi di gazzella spaventata ogni volta che sente il bisogno di scappare dalle spire di una relazione che la soffoca, e invece scappa solo da se stessa.
Il marito è un uomo di successo che garantisce benessere economico a lei e ai loro figli, protegge e guida la famiglia dando precise indicazioni, provvede a gestire ogni aspetto pratico e burocratico. Tutto è sotto il suo controllo. La accudisce, dice di amarla, ma non ammette che lei abbia occupazioni al di fuori della famiglia, la tratta in modo paternalistico ed è parecchio geloso. A volte, se contraddetto, diventa persino violento.
Una situazione dalla quale chiunque vorrebbe uscire e, infatti, lei ha provato mille volte a farlo, cercando di dialogare, di rivendicare uno spazio per esprimere le proprie competenze, ma non è mai stato possibile cambiare qualcosa, tanto meno lui. Qualche volta c’è scappato pure uno schiaffo.
La gabbia dorata e confortevole ha un costo enorme che lei continua a pagare. L’idea di affrontare un cambiamento che la costringerebbe a mettersi in gioco, a perdere qualche privilegio e a scombussolare la vita dei suoi figli, è semplicemente terrorizzante. Quindi aspetta e subisce, si racconta di essere fortunata e sbadiglia. Non vuole vedere la verità, preferisce accucciarsi in questa bambagia vischiosa, mentre la sua anima deperisce. E guai parlarle poi di quell’ex amica che ha osato lasciare un lavoro sicuro trasferendosi addirittura all’estero per dedicarsi allo studio e alla pratica della fotografia. Come se non bastasse, facendo la cameriera per mantenersi e poter così realizzare il sogno che la fa sentire viva.
Quell’ormai ex amica che ha avuto il coraggio di stare accanto alla paura che la attanagliava al pensiero di lasciare uno “status quo” rassicurante, affrontando un salto nell’ignoto e il rischio di un insuccesso. Che per fare questo ha dovuto innanzitutto vedere e accettare la sua frustrazione nel vecchio lavoro, ascoltare il grido della sua anima cui non bastavano i pochi scatti autodidattici nel week end. Che ha dovuto rinunciare alle lusinghe di un ruolo, di un reddito garantito, di un’identità, di un’appartenenza e progettare altri modi per sostentarsi creando condizioni diverse. Ci vogliono impegno, energia e volontà. Ha dovuto poi confrontarsi con le critiche di colleghi, amici e familiari. Sì, perché spesso la libertà fa paura anche agli altri, e suscita ostilità. Come mai?
Sicuramente perché dispiace perdere una consuetudine e vedere allontanarsi una persona cara, ma anche perché sbatte in faccia a chi lo patisce il fantasma della propria schiavitù, dove le regole sono quelle di una Legge esteriore e non quelle interiori dello Spirito. E chi trasgredisce viene vissuto come una minaccia.
Lo si può anche leggere in Paolo di Tarso nella lettera ai Romani cui suggerisce: «Fratelli, noi siamo dunque impegnati non a seguire la voce del nostro egoismo, ma quella dello Spirito… E voi non avete ricevuto in dono uno spirito che vi rende schiavi o che vi fa di nuovo vivere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di Dio che vi fa diventare figli di Dio e vi permette di gridare “Abbà” che vuol dire “Padre” quando vi rivolgete a Dio. Perché lo stesso Spirito ci assicura che siamo figli di Dio». (Rm. 8: 12-16)
Libertà non vuol dire fare quello che si vuole senza vincoli, senza impegno. Anzi, essere liberi richiede molta disciplina. Un buon esempio si può sperimentare in ogni attività artistica, artigianale o sportiva: le regole sono indicazioni per affinare ed eseguire nel modo più efficace una tecnica che si rivela poi preziosa quando emerge l’urgenza di esprimere creativamente quanto imparato, nella libertà di dar voce all’anima…

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