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La spiritualità come esperienza

Redazione Rivista Online

Parlare insieme ad altre persone dell’argomento della spiritualità risulta spesso difficile, diviene un procedere difficoltoso nel quale le parole aprono una moltitudine di possibili punti di vista e comprensioni che conducono a inevitabili fraintendimenti.
La spiritualità ramifica in molte direzioni: la religione, la filosofia, la psicologia, le credenze e le superstizioni. Questo perché parlare di spiritualità su un livello mentale, discorsivo e concettuale, allontana dall’essenza stessa della parola, la cui comprensione è basicamente esperienziale.
“Dimostrare” a un amico l’esistenza di Dio è praticamente impossibile, a meno che non abbia anch’egli esperito almeno una volta nella sua vita il contatto con qualcosa che è giunto spontaneamente a chiamare “Dio, Infinito, Cristo, Sé, Madre, Senza Nome, ecc.” riconoscendo nella qualità della sua esperienza una vibrazione “altra”, conduttrice di Amore e Conoscenza ma, soprattutto, interiormente trasformativa.
In ogni altro fenomeno della vita è invece la scienza a venirci in aiuto, non perché sia meno empirica dell’esperienza spirituale, ma perché i risultati dei suoi esperimenti sono riproducibili “esternamente”, sono cioè visibili e testimoniabili da tutti gli individui. L’esperienza spirituale invece è qualcosa di profondamente soggettivo, la cui condivisione può essere realmente possibile solo con persone che, anch’esse, l’abbiano vissuta.

I fattori comuni della spiritualità

Quanto detto finora non significa che le esperienze spirituali di diverse persone non siano riproducibili o che non abbiano degli aspetti in comune. Certamente però, esse “non appaiono all’esterno”, a meno che non stiamo parlando di fenomeni paranormali, i quali non hanno nulla a che vedere con l’esperienza dello Spirito nel cuore. Alcuni autori hanno raggruppato esperienze legate alla dimensione della spiritualità narrate da mistici di differenti provenienze geografiche e culturali, di differenti razze e religioni, trovando delle similitudini a volte estremamente precise, in modo trasversale, in quelli che erano i racconti di tali mistici. Uno fra gli autori che si è cimentato in questo compito è il grande filosofo e psicologo William James che nel suo libro Le varie forme dell’esperienza religiosa prova a oggettivare l’esperienza spirituale narrando in maniera diretta i racconti di alcuni individui, e descrivendo le trasformazioni di coscienza che in loro si sono prodotte.
James sottolinea però l’empirismo interno di tali esperienze le quali, purtroppo, non sono trasmissibili, se non indirettamente. Ciò che può essere trasmesso ad altri individui, il cui cuore sia già sensibile ad accoglierlo, è l’effetto più alto prodotto da tali esperienze: la vibrazione di un nuovo sguardo colmo di pace e serenità, la capacità di iniziare a fare scelte sane nella propria vita, di accettare la diversità in tutti i suoi ambiti, di vivere in aderenza al proprio essere più profondo. Vediamo in alcuni perfino la capacità di aprire il cuore all’accettazione di quanto accade nei momenti più dolorosi della vita, comprendendo che tutto è nella direzione amorevole di un Mistero che ci sovrasta.

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