Spiritualità Quarta Via Gurdjieff

La spiritualità come via di fuga

Redazione Rivista Online

Bisogna fare molta attenzione all’aspetto “salvifico” della spiritualità. Mi riferisco al portarsi verso una dimensione che si intuisce alta, pura e luminosa e sperare, in modo inconscio, di poter così superare tutto ciò che di problematico e angoscioso abita la nostra interiorità.
Accade spesso che un grande ombrello chiamato spiritualità, soprattutto in questo ultimo ventennio, raccolga sotto la sua protezione nuove correnti religiose, di liberazione e di evoluzione, la cosiddetta “new age”. Esse propongono di “portarsi verso la luce”, di ricordare che “siamo luce” e di volgerci quindi verso la fratellanza, il perdono, la preghiera, nonché le varie tecniche di meditazione o di yoga che rappresentano una palestra raffinata, ma pur sempre una palestra. Spesso si propongono una serie di seminari e tecniche di risveglio tutte da studiare e sperimentare su se stessi come si farebbe con un nuovo cerotto su una ferita dolente. Il problema è che proiettarci nell’alto della spiritualità non fa altro che allontanarci da noi stessi, impedendoci di ripulire, estirpare, dissodare e lavorare a fondo e con nutrimento amoroso quel terreno interno nel quale il germe del vero Dio possa mettere radici e iniziare a germogliare.
Il lavoro interiore è davvero impegnativo e difficile, quando è serio e reale. Spesso le nostre ferite sono così grandi che sentiamo un pericolo: se ci avviciniamo troppo, potrebbero divorarci. E questa paura è altamente rispettabile, sacra e dignitosa. A volte bisogna avvicinarsi piano piano o anche vita dopo vita. L’importante è essere consapevoli di cosa stiamo facendo: scoccare subito la freccia verso la spiritualità può essere uno stratagemma per saltare il pericolo, evitare le voragini, e puntare dritti verso un Faro che però si dimostrerà, prima o poi, irraggiungibile. Come fosse stato un miraggio. Come al gioco del Monopoli, apparirà la scritta: «Torna al Via».

L’illusione di aver “acquisito” spiritualità

Carl Gustav Jung (che non ha bisogno di presentazioni), ad esempio, metteva spesso in guardia rispetto allo “scimmiottare” tecniche e vie di evoluzione spirituale da parte di noi occidentali. Esse traggono la loro linfa profonda da culture, tradizioni e simboli che “non sono nel nostro dna”, per dirla in breve. Frasi ripetute in mantra dei quali non conosciamo il senso profondo, e che quindi non possono veicolare con loro il nostro cuore (aspetto fondamentale), ne sono un esempio. Così come la promessa di una liberazione verso un Ignoto al quale non possiamo (e si prescrive, non dobbiamo) dare un nome, potrebbe essere un comodo ammortizzatore per non scoprire che, in fondo in fondo, temiamo di avere un “padrone”, non vogliamo essere guidati, non vogliamo accettare che qualcuno più esperto e navigato di noi nelle regioni spirituali (come una Guida spirituale), possa dirci quali sono le regole (perché ci sono!), per conquistare la serenità profonda. La via verso il Centro è molto spesso scomoda, sofferente e piena di mal odore. A volte il nostro narcisismo inappagato non desidera proprio (e non può), mettere qualcosa di più grande al centro. Ma quando siamo a un buon punto di un percorso realmente sperimentato, dopo esserci sporcati le mani, aver guardato in faccia la verità di noi stessi, dopo aver grattato il fondo del barile e, grazie a questo, aver sperimentato Dio, scopriamo che Egli in effetti non è altro che noi stessi.
Una trappola è rappresentata anche dall’accumulare un’enorme cultura spirituale, sentiamo di essere illuminati da una grande conoscenza, ma non abbiamo costruito in realtà nulla di permanente in noi, poiché tutto quel “sapere” che non si è convertito in “essere”, perirà con noi insieme al nostro corpo. Non ne rimarrà traccia, né ci aiuterà a varcare la sacra porta della morte.
Quando ci limitiamo ad “immaginare” Dio o il Cristo, cercando di somigliargli invece di sintonizzarci con noi stessi, scopriamo dopo molti anni che, realmente, nulla in noi è cambiato. Se non il fatto di avere una nuova “maschera spirituale” nella quale identificarci.

Continua a leggere tutti i nostri articoli abbonandoti gratuitamente alla Rivista:

Abbonati gratis

Lasciate i vostri commenti