Siamo incoerenti

Perché a volte siamo incoerenti?

di Andrea Chidichimo

Siamo veramente “uno”? Oppure vi è una molteplicità di “io” che si alternano alla guida della nostra vita? In che senso possiamo parlare di ipocrisia e cosa ci tiene legati alla sofferenza e alle dipendenze?
L’autore opera una serie di riflessioni che ci invitano ad una maggiore consapevolezza di noi.

Da dove viene l’incoerenza? Quando viene scoperta, la nostra incoerenza spesso ferisce le persone a cui vogliamo bene. Infatti, cerchiamo sempre di dare all’altro l’immagine di noi più impeccabile e corretta.
Catturati in una morsa di sincerità apparente e momentanea, ogni volta che ci osserviamo nelle nostre relazioni, ci presentiamo inattaccabili: col collega, con l’amico, col partner, con i genitori, con i figli, col professore che ci deve interrogare, con la guida spirituale o con i nostri allievi, se siamo per loro una guida.
Ogni io che ospitiamo in noi, quando è di fronte all’altro, ha la pretesa di essere sincero, vero, convincente, manipolatorio, performante, fedele, a seconda della situazione che viviamo in un preciso momento. Ed è proprio l’osservazione di noi stessi a portarci molto spesso a vedere che non siamo altro che esseri abitati da emozioni occulte, da funzioni, da ruoli, da pensieri.
Non abitando in noi, siamo abitati da vari io che non sono affatto collegati al nostro centro più profondo: il luogo oltre tutte le nostre ombre, dove risiede colui che «muove il Cielo e le altre Stelle», direbbe Dante.
Di fronte alle nostre bugie, o a quelle che riceviamo, siamo spesso spettatori addormentati in un teatro dove ogni parte che ci abita ci fa credere di essere il vero regista dello spettacolo cui assistiamo.
Quanto scritto ora potrebbe sembrare non vero, oppure vero solo in parte, e forse è anche così, ma proviamo a porre attenzione ad alcuni episodi della nostra vita in cui ci siamo davvero sentiti con le spalle al muro. Quando ci siamo trovati di fronte a persone verso le quali abbiamo provato sentimenti profondi, opposti e contrastanti: «Ti amo, ma ti odio per il male che mi hai fatto», diciamo magari nei nostri dialoghi interni.
«Non ti fidi di me!», diciamo con rabbia al nostro partner, per poi continuare a ingannarlo.
«Ti voglio bene mamma!», e subito compare il ricordo di quella sberla bruciante che ci ha mortificati davanti a tutti. Certo, questi sono esempi forti: ovviamente, non tutte le mamme picchiano i loro figli e non tutti i partner sono per forza infedeli… Ma questi esempi servono per attivare una parte di noi che sicuramente abbiamo riconosciuto altre volte e per portare un pochino di luce su un meccanismo molto complesso che è proprio quello del mentire. Nelle relazioni spesso accade che ogni nostra decisione sia giusta e coerente, che appaia lì per lì come l’unica possibile e poi, appena cambiano i fattori esterni della realtà che incalza, ci comportiamo in modo diametralmente opposto, come se non ricordassimo ciò che abbiamo detto o deciso di fare. Come se fossimo pressati dall’impossibilità di vedere davvero ciò che ci fa bene.
«Domani smetto di fumare, è importante che io non fumi più», ma poi il domani è un altro giorno che comincia proprio col ricordo della sigaretta, piuttosto che col ricordarmi di farmi del bene non accendendola.
«Da adesso in poi devo dimagrire!», ma ormai adesso è sempre domani. E se qualcuno ci fa notare che non abbiamo mantenuto la promessa fatta, che cosa capita? Come ci difendiamo? Reagiamo. La maggior parte delle volte difendendoci e altre volte attaccando: «Dicevo per dire…», «Io ho detto questo? Guarda che ti sbagli!», «Mi stai offendendo!», «Prova a ripeterlo e ti spacco la faccia!», «Ma sì, che ce frega! Mi prendi troppo sul serio tu!», «Come puoi credere che io abbia detto una cosa del genere? Mi accusi sempre!».
La nostra incoerenza verso noi stessi è il vero luogo di origine dell’incoerenza con gli altri. Inganniamo noi stessi, continuamente, o meglio ci facciamo ingannare dalle nostre paure, dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni. Come dei bambini costretti all’abbandono e alla solitudine, ci troviamo gettati nel caos delle situazioni che viviamo, dove tutto è lecito a seconda del momento che stiamo vivendo. E così la bugia genera bugie, il dolore genera dolori, la guerra crea altre guerre.
Perché accade questo? Perché quando commettiamo un torto piccolo o grande, consapevoli o no, se veniamo scoperti continuiamo ad agire difendendoci o negando, oppure con altri meccanismi difensivi? Cosa vogliamo difendere?
Abbiamo la vista annebbiata, e a queste domande sicuramente non è facile rispondere. Quindi, se ora stai facendo fatica a leggere questo articolo, prova a fermarti un momento. Rileggi le ultime due domande. Non rispondere e rileggile ascoltandole in te, nella parte più profonda del tuo cuore che riesci a raggiungere. Sii dolce… Ora, se te la senti, procediamo ancora un po’ con quest’altro esempio: immaginiamo che il nostro migliore amico ci abbia rubato del denaro. Lo abbiamo scoperto grazie a una telecamera di sorveglianza posta lì, sul luogo del crimine. Abbiamo deciso di rivedere il nastro un po’ per sospetto e un po’ per dimostrare a noi stessi che non può essere stato lui, perché non riusciamo a crederci! Eppure, anche se increduli, vediamo proprio tutta la scena: il nostro migliore amico compie quel gesto…
«Ho l’impressione che tu mi abbia rubato dei soldi, non so come dirtelo, forse mi sbaglio. Come sono andate le cose?». Che risposta daremmo se fossimo noi quei ladri ignari del fatto che la vittima, la persona a noi più cara, conosce davvero come sono andate le cose? Gli diremmo la verità o altre bugie? Quante volte ci siamo trovati in simili situazioni? Ogni menzogna che si attua nelle relazioni tra le persone ha a che fare con una specie di tradimento, che sia di natura sessuale o emozionale.
Se andiamo al fondo di questo argomento e del legame che c’è tra il mentire e il tradire, credo che possa emergere un’interessantissima domanda. Mi sono chiesto: che relazione c’è tra la nostra ipocrisia e le nostre dipendenze (siano esse generate da sostanze, da gioco, da tecnologie, da affetti, da relazioni)? Che relazione c’è tra il nostro voler essere autentici, per seguire ciò che davvero sentiamo ci possa far stare bene, e ciò cui non riusciamo a rinunciare pur sapendo che distrugge noi e gli altri?
Ricordo una mia amica che, quando sentiva la mia disapprovazione per un certo tipo di comportamento che attuava verso se stessa e nelle sue relazioni con gli altri, prendeva una lametta e cominciava a farsi del male. Questo alimentava in me un enorme ricatto emotivo e faceva leva sul senso di colpa che io, pur non essendo responsabile, provavo. E ciò per il poco valore che davo non solo a me stesso, ma anche alle mie intuizioni profonde.

Perché abbiamo sempre un ottimo motivo per rimanere attaccati a ciò che ci fa male?

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