Trinità

Quale Trinità?

Rubrica di Andrea Bertolini

Gent.mo Dott. Bertolini,
leggendo il significato della Trinità di alcune religioni o vie mistiche, vedo alcune differenze. In alcune si parla di Padre, Figlio e Spirito Santo, in altre di Padre, Madre e Figlio. In alcune teorie sembra che dopo il Padre venga la Madre e poi da essi proceda il Figlio, in altre sembra che dal Padre emani il Figlio e da questo lo Spirito Santo (o Madre?). Vorrei conoscere il punto di vista della gnosi cristiana su tale questione ma anche, se possibile, una comparazione con altre tradizioni. Trattandosi di una trinità simbolica che riguarda anche aspetti del lavoro interiore, può essermi utile avere chiarezza. Grazie.

Questa domanda ci dà l’occasione di trattare una questione importante: che significato ha la teologia per un ricercatore spirituale della nostra epoca? Immagino che questa parola farà subito pensare allo studio delle Scritture svolto in ambienti ecclesiastici per chi deve svolgere un’attività catechistica o pastorale. Effettivamente, la teologia che conosciamo oggi in occidente consiste nello studio delle credenze e dei dogmi della fede cristiana, ma originariamente la scienza di Dio era qualcosa di vivo e sperimentale. Gli gnostici dei primi secoli utilizzavano una teologia e una cosmologia non dogmatiche, ricche di elementi mitici e simbolici che avevano lo scopo di fornire le chiavi per connettere la psiche individuale (microcosmo) con il mondo divino (macrocosmo). Le chiese ufficiali considerarono pericolosa questa visione e dal IV secolo imposero una teologia i cui dogmi non furono più suscettibili di essere messi in discussione, in quanto materia di fede. Ogni devianza fu da quel momento bollata come eresia. È oggi possibile riscoprire una Teologia non dogmatica che ci permetta di acquisire strumenti utili al nostro percorso di ricerca, senza ingabbiarci in una dottrina? È una sfida che ci proponiamo nella nostra scuola, ad esempio con il corso di teologia gnostica. Vediamo di comprendere in cosa si differenziano i due approcci a questa materia partendo proprio dalla questione della Trinità. In varie tradizioni, al vertice del macrocosmo, abbiamo una Trinità da cui si origina il mondo. Ritroviamo questa conoscenza negli insegnamenti di Pitagora, nella Trimurti indiana, nella triade egizia Osiride-Iside-Horo, nella Trinità cristiana. Nelle chiese cristiane ufficiali la Trinità è un dogma: il fedele deve credervi anche se non comprende che relazione abbia con la sua realtà individuale. Padre, Figlio, Spirito Santo inoltre sono termini che danno la sensazione di tre entità maschili (in realtà Spirito Santo viene dall’ebraico Ruach haQodesh di genere femminile). Nello gnosticismo la Trinità è infatti costituita da un Padre divino che unendosi con la sua controparte femminile, la Madre divina, genera il Figlio. La Trinità gnostica era quindi costituita da simboli archetipici atti a creare una connessione fra psiche individuale e mente divina. Questa simbologia assume per noi una grande importanza se messa in relazione con il lavoro interiore. Nella scienza iniziatica si insegna che dentro di noi vi sono una parte maschile e una femminile, in uno stato di confusione e disarmonia, rappresentate spesso come due serpenti o due draghi continuamente in lotta fra loro. Per ritrovare l’armonia e l’unità in noi stessi dobbiamo riconoscere questi due aspetti e vederne le disfunzionalità. In questo lavoro psicologico di riequilibrio, il mito ci aiuta tramite la presentazione di figure luminose a cui volgere lo sguardo: è però fondamentale che gli archetipi divini presentati come modello non siano proiezioni di aspetti disfunzionali, giudicanti o castranti, della psiche umana. Una sana spiritualità nasce dall’equilibrio fra maschile e femminile e dall’assenza di entità giudicanti che rafforzano il nostro giudice interno, istanza che più di ogni altra si oppone al nostro sviluppo. Pregare il Padre significa allora connettersi con il buon maschile, che si esprime in coraggio, energia, capacità di dare forma alle cose. Pregare la Madre significa connettersi al buon femminile, che si esprime in dolcezza, sensibilità, disposizione a prendersi cura. L’armonizzazione fra gli aspetti maschile e femminile della nostra anima porterà a quell’unione simboleggiata dalla camera nuziale, il più importante sacramento gnostico da cui potrà nascere il Figlio, il fanciullo divino, il Cristo in noi, corrispondente alla nascita di un nuovo luminoso stato d’essere. Questo è un primo esempio di come una buona Teologia possa guidarci nel nostro percorso interiore, simultaneamente psicologico e spirituale.

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