Chiamata spirituale

Una chiamata spirituale

Rubrica di Lluis Serra Llansana

Gent.mo Prof. Serra,
fra le mie abituali frequentazioni, in particolare penso a quella dei colleghi di lavoro, non sempre è agevole chiacchierare su argomenti attinenti alla psicologia, figurarsi poi di spiritualità! Allora esercito le mie migliori abilità di “camuffamento” per entrare in argomento in maniera indiretta. Ad esempio, nel dire: «Guarda fuori che bella luce c’è oggi, e come illumina gli alberi…» per me, sto già stimolando un argomento spirituale. Per lo più invece, sento usare parole forti e argomenti cinici che riconducono immancabilmente alle comuni conversazioni. Quanto questo “humus” anti-spirituale, in cui trascorro gran parte delle mie giornate, può rallentare o perfino arrestare la mia crescita spirituale?

Qualche giorno dopo aver letto questa domanda, mi ritrovai insieme a una donna, durante una riunione, con la quale avevo scambiato alcune frasi poco prima. Mi diede, in poche parole, il polso del momento esistenziale che stava vivendo. Si era risvegliata in lei una sete di spiritualità, come mai le era capitato prima. Questa situazione la portava a rivedere i suoi obiettivi di vita per immergersi nelle fonti del sentimento, e discernere fra le sue amicizie quelle che potevano sintonizzarsi con le sue inquietudini attuali. Ognuno cerca il suo habitat, luoghi dove possa evolversi. Malgrado ciò, un rischio esiste: rinchiudersi in una bolla, rimanendo separati dalla realtà circostante. Mentre chi cresce in una bolla ha difficoltà ad abbandonarla. Anche la crescita personale necessita del confronto. Vi sono due elementi sui quali riflettere. Primo, lo scheletro rispetto al guscio, alla corazza. Negli animali più deboli e primitivi, la corazza protegge dagli avversari esterni. Senza rendersene conto però, una persona può chiudersi anche ai benefici esterni. Lo scheletro comporta invece che la forza stia dentro. Quando manca lo scheletro, si cerca la corazza, il guscio protettore. Le specie più evolute costruiscono una consistenza interiore. Secondo aspetto, il discorso dell’ultima cena, dove Gesù prega per i suoi discepoli: «Non prego affinché tu li separi dal mondo, ma affinché li preservi dal maligno» (Gv. 13-15). Non opta per l’esclusione, ma per il discernimento. Sapere che qualcosa mi fa male, e non piegarmi alle sue pretese. Questo confronto mantiene vive la coscienza e l’umiltà, requisiti essenziali per una crescita reale.
Poco a poco, una persona che sente un’inquietudine spirituale inizia a incontrare altre persone con cui condividerla. Il gruppo può essere molto utile per creare questo interscambio e favorire questo clima. D’altra parte, non bisogna dimenticare che la realtà è superiore all’idea. La spiritualità profonda non si riduce a idee brillanti. Va molto oltre. Le inquietudini, le idee, devono incarnarsi, farsi realtà, farsi vita. Una buona retorica non garantisce nulla, se non è accompagnata da realtà tangibili. C’è un detto popolare che esprime questo pensiero: «Le opere sono amore, non bei ragionamenti». Ogni spiritualità richiede una pista d’atterraggio. Volare non può essere una condizione perpetua. C’è un momento in cui bisogna toccare il suolo, tornare a terra. In latino, si dice humus, l’umiltà viene da qui. Esiste una trappola, più grande di quanto si pensi, che consiste nel giudicare me stesso secondo i miei ideali e gli altri secondo la loro realtà. Se qualcuno soccombe a questa modalità, facilmente alimenta una superiorità morale e si colloca al di sopra degli altri. Le trasformazioni dell’orgoglio sono numerose e in campo spirituale, lo sono ancora di più.
Viviamo in un mondo inflazionato dalle parole. Risulta difficile discernere la verità nel marasma di termini, promesse, annunci, false notizie… La vita spirituale richiede un lavoro che non si può evitare se vogliamo che abbia una consistenza. Nel campo della psicologia e dell’imprenditoria, è diventato di moda il metodo del coaching. Nel tema che stiamo trattando invece, non bisogna sottovalutare l’importanza dell’aspetto spirituale, che ci permette di disattivare l’autoinganno che minaccia chiunque.
Questa domanda riflette un momento importante nella sua vita. Non lo lasci andare via, ma lo ascolti e lo viva fino in fondo.

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