Una nuova identità

Una nuova identità

Rubrica Lettere alla redazione

Gentile redazione,
parlate spesso di sostenere la fragilità e di avvicinarsi alle ferite, ma per questo esiste già la psicologia. Cosa può offrirmi la spiritualità che non possa già darmi la psicologia?

La psicologia per noi è qualcosa di fondamentale. Per il nostro sviluppo interiore, risulta imprescindibile conoscere le strutture di funzionamento della nostra psiche e imparare a relazionarci con esse in modo consono. Però c’è qualcosa che la psicologia non può dare all’essere umano: una nuova identità.
Esiste un aspetto della percezione che solitamente non prendiamo in considerazione. Noi non solo guardiamo la realtà, ma ci sentiamo anche guardati e osservati da ciò che ci circonda. I differenti sguardi che percepiamo si incidono negli angoli più profondi del nostro mondo interiore, giudicano quello che facciamo, dandoci valore e sicurezza, oppure togliendoceli. Ogni volta che agiamo, non siamo del tutto soli, ma un’emozione ci accompagna sempre, come se fosse una voce che, anche se non ce ne accorgiamo, ci sussurra: «lo stai facendo bene, sono orgoglioso di te». Oppure, al contrario, «Non va bene quello che fai. Sei un inutile, mi vergogno di te». Questo sguardo, che non è unitario, crea un’immagine frammentata di noi stessi.
Perché, sin da piccoli, i nostri genitori, familiari, professori e amici, hanno inciso diversi sguardi nelle profondità del nostro interiore. E adesso, senza che ne siamo consapevoli, questi sguardi governano le nostre azioni. Sosteniamo e potenziamo quello che gli altri hanno incoraggiato in noi, mentre rifiutiamo e nascondiamo ciò che hanno disprezzato.
Facciamo un esempio. Anna sin da piccola era una bambina con molto carattere. Sapeva difendersi davanti agli altri bambini e questo piaceva molto a suo padre. Essendo anche lui un uomo con molto carattere, si vedeva riflesso in lei e ogni volta che la vedeva difendersi sentiva un orgoglio che non sapeva spiegarsi e che si manifestava in un sorriso di apprezzamento che inondava completamente il suo volto. Anna si sentiva sostenuta da quel sorriso. Però, in cambio, ogni volta che Anna aveva paura, si sentiva triste o insicura, suo padre diventava nervoso. Il sorriso di orgoglio e tranquillità scompariva e con un tono brusco diceva a sua figlia: «No Anna, tu sei forte come me. Tu puoi affrontare questo e molto di più. Non avere paura, non essere triste». E lei, asciugandosi le lacrime con le mani, diceva a suo padre: «Hai ragione, io sono forte come te», mentre spingeva lontano la sua paura e la sua tristezza, in un luogo della sua psiche dove non potesse ascoltarle.
Adesso ogni volta che Anna affronta una crisi: la perdita di un lavoro, il fallimento di una relazione, la morte o la malattia di un familiare, la prima cosa che sente è un’enorme rabbia, una rabbia terribile, attraverso la quale lei cerca, inconsapevolmente, una volta dopo l’altra, il sostegno del sorriso di suo padre, sotterrando di nuovo la tristezza e la paura per ciò che non sa come affrontare. La psicologia conosce questo perfettamente. Il terapeuta è colui che si trasforma nel modello sul quale il paziente deve costruire un nuovo sguardo che guidi la sua vita. Uno sguardo più adatto al suo modo di sentire la vita, più capace di sostenere ciò che si agita nel suo cuore…

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